informazioni utili
     
Misure
Superfice
29,02 kmq
Altitudine
Casa Comunale
742
Minima
441
Massima
1.210
Escursione Altimetrica
769
Coordinate
Latitudine
41°41'51"36
Longitudine
14°14'7"08
Codici
CAP
86080
Prefisso Telefonico
0865
Codice Istat
094041
Codice Catasto
H445
Varie
Santo Patrono
Sant'Antonio da Padova
Festa Patronale
13 Giugno
meteo informazioni utili
 

Roccasicura si trova nel territorio (touto) anticamente abitato dai Sanniti Pentri. I reperti archeologici più antichi di questa area sono una statuetta votiva di Ercole (Fig.1), che risale al IV secolo a.C., che risale al IV secolo a.C., rivenuta presso il tratturo Castel di Sangro-Lucera, ed una lapide funeraria romana del II secolo d.C. (Fig.2), appartenente ad una famiglia privata. Il primo nucleo insediativo, probabilmente una stazione di ristoro e cambio dei cavalli, si trovava verosimilmente a ridosso del tratturo Castel di Sangro- Lucera. Solo successivamente, per ragioni ancora poco chiare, la popolazione si spostò sulla vicina cresta rocciosa dove oggi sorge il paese. In proposito la Tabula di Peutinger 1, copia medioevale di una mappa di epoca romana (Fig.3), documenta la presenza di un antico tragitto fra Aufidena ed Aesernia.

 
Fig.1: Statuetta votiva di Ercole | IV secolo a.C.
 
Fig.2: Lapide funeraria romana del II sec. d.C.
 

Fig.3: La Tabula di Peutinger
 

Il percorso proveniente da Castel di Sangro presenta un divortium (bivio), in prossimità del torrente Vandra, per Bobiano (Bovianum sannita) 2. L’itinerario che da qui prendeva origine ricalcava verosimilmente l’attuale tratturo Castel di Sangro-Lucera, ancora oggi ben conservato nell’agro di Roccasicura. Il ritrovamento nei pressi del tratturo di utensili in terracotta e lucerne romane testimonia la presenza stanziale dell’uomo fin da tempi remoti. Sul medesimo tratturo, in località Piane dell’Olmo, a circa 900 metri s.l.m., viene segnalata la presenza di resti di un probabile luogo di culto sannita3.Fino al X secolo non si trovano riferimenti storici riguardo all’insediamento abitativo originario. E’ verosimile che il primo agglomerato di case sia sorto intorno all’anno mille, al di sotto della rocca in prossimità del torrente Maltempo e, solo successivamente, per ragioni difensive, si sia espanso sullo sperone di roccia che domina il territorio circostante.

Il primo nome conosciuto del paese, Rocca Siconis, è con grande probabilità legato alla figura di Sicone I Principe di Benevento. Il castello fu edificato tra la fine del IX e la metà X secolo, durante la dominazione longobarda. Nel periodo successivo, verso la fine del decimo secolo e nel successivo periodo di dominazione normanna, Rocca Siconis fu una delle roccaforti della potente famiglia Borrello.  Questa bellicosa famiglia, della quale si possiede una discreta conoscenza storica grazie ai documenti dell’Abbazia di Montecassino ed alla Chronicon Volturnense di S. Vincenzo al Volturno, occupò la zona compresa tra il medio Sangro e l’alta valle del Trigno, al confine quindi tra Abruzzo e Molise.

Di origine franca, i Borrello si stabilirono nella terra detta appunto borrellense partendo dalla contea di  Valva (Sulmona) e riuscirono a rendere i propri possedimenti indipendenti dall’influenza del dominio longobardo, ovvero dal Ducato di Spoleto a nord ed dal Principato di Benevento a sud. Nella loro espansione progressiva essi occuparono anche il territorio di Roccha (o Rocha, oppure Rocca) Siconis4.

Borriello I, figura più rappresentativa della famiglia, insieme alla moglie Ruta visse a Petra Abbondante (Pietrabbondante), scelta come residenza prediletta.
Dei suoi quattro figli, Giovanni e Oderisio vissero al suo fianco, mentre Borriello II, che ne raccolse alla morte l’eredità, sposando Gervisia, figlia di Oderisio Conte dei Marsi, ottenne il titolo di Signore di Anglone (Agnone). Da costui discesero, tra gli altri, Randuisio Borrello, monaco di Montecassino divenuto santo, e Borrello III detto l’infante. Il quarto figlio di Borrello I, Raduisio, fu infeudato nel territorio di Roccha Siconis. Il suo castello fu spesso sotto la minaccia normanna in quanto geograficamente più vulnerabile alle incursioni da questi portate risalendo la valle del Volturno. Il mantenimento del possesso del feudo ebbe certamente una notevole rilevanza strategica nel controllo del territorio borrellense. Per tale motivo i Borrello vi si insediarono stabilmente con Randisio ricordato come “dominator Roccha Siconis”.5

Roccha Siconis, così come Carovilli e Fuoroli, nei momenti più critici, quando i bellicosi Borrello muovevano in battaglia, contribuiva ad inviare uomini per l’arruolamento dei soldati nella terra borrellense, come è documentato nella guerra intrapresa da Borriello II, per la riconquista di Capua6. In epoca medioevale la via di accesso al castello e al suo borgo era costituita dalla strada che collegava Roccha Siconis (Roccasicura) a Fuoroli (Forlì del Sannio). Il tracciato seguiva l’attuale strada interpoderale Fonte Paura. Lungo il tragitto, su colle S. Benedetto, ubi le lame vocatur, si trovava un monastero benedettino che nel 1035 fu donato dall’abate Randisio Borrello, al monastero di S. Pietro Avellana7.

Il castello possedeva almeno due porte e tre torri, di cui oggi rimane visibile solo quella utilizzata come orologio comunale. Della struttura fortificata non rimane molto ma è ben visibile il percorso che costituiva il “giro di ronda” che si snodava tra le torri. Inoltre, ad una attenta osservazione, si riconoscono le tracce di altre due torri; la prima si trova inglobata nel muro di una casa la cui parete, sospesa nel vuoto, volge lo sguardo ad ovest, una seconda, della quale si riconosce solo il basamento stondato, si può notare salendo lungo la rampa che consente l’accesso alla parte alta del castello e che, verosimilmente, controllava la porta superiore della fortificazione. Una curiosità: oltre ad essere in continuità visiva con il castello di Fornelli, cosa che rendeva più efficaci le capacità difensive del castello, dalla terrazza panoramica, dove peraltro si trova l’antica cisterna per la raccolta della acque pluviali, è possibile notare quanto fosse strategica la posizione del castello che consentiva il controllo visivo di tre tratturi, il Pescasseroli-Candela, il Castel di Sangro-Lucera ed il Celano-Foggia, fatto, questo, unico nel Molise.

La prima e forse principale porta che consentiva l’ingresso al borgo era situata in località Portella luogo dove probabilmente veniva espletato una sorta di fermo giudiziario. Una seconda porta doveva permettere l’uscita sul pianoro dell’odierna piazza Marconi. Il nucleo primitivo di case si sviluppò quindi subito sotto la rocca in località S. Leonardo, e successivamente a ridosso del castello nella parte oggi indicata come “la terra”.
Nel 1182, Roccha Siconis apparteneva alla diocesi di Isernia, viene infatti menzionata nella Bolla papale emessa nel marzo dello stesso anno da Papa Lucio III e, come risulta da una carta geografica, vi rimase almeno fino al secolo successivo. Nel 1269 Carlo d’Angiò fece donazione di alcuni possedimenti del Molise ad ufficiali del suo esercito, tra i quali anche il feudo di Roccha Siconis. Nella Bolla pontificia del 1309 sulle “Rationes Decimarum” nella sezione della “Cedula de focolaribus” risulta menzionata Roccha Siconis.

Nella prima metà del XIV secolo, il feudo di Roccasicura appartenne dapprima alle famiglie dei Collalto, dei d’Evoli e dei Carafa (Fig.4), e poi, dal 1365 al 1391, diviso tra gli ultimi due casati8.

 
Fig.4: Stemma Carafa
 

Nel 1365 infatti, Andrea Carafa, marito di Maria de Cornay, acquistò da Robertina di Collalto la sua quota di eredità. In questi anni Roccasicura fece parte dei possedimenti dei Carafa della Spina, baroni di Forlì del Sannio, discendenti di Bartolomeo Caracciolo. Nel 1384 Margherita di Durazzo (1347-1412), figlia di Carlo duca di Durazzo (1323-1348) decretò l’accorpamento del feudo “Mottillo” (Imbutillum nel catalogo dei baroni normanni), rimasto spopolato, con il vicino feudo di Roccasicura. Nel maggio del 1391 Bartolomeo Carafa, feudatario di Forlì del Sannio e patrizio napoletano, vendette parte di Roccasicone al cugino Nicola, secondogenito di Andrea Carafa, che divenne in tal modo l’unico possidente del feudo. Nel 1398 le terre di Roccasicura furono parte della Signoria di Carlo Carafa “ciamberlano” del re Carlo III d’Angio’.

Il 9 settembre 1349 e il 5 dicembre 1456, due eventi sismici, il primo dei quali distrusse il monastero di Montecassino e l’abbazia di S. Vincenzo al Volturno, sconvolsero la regione, ma nelle cronache dell’epoca non furono segnalati danni alla struttura fortificata di Roccasicura. La famiglia Carafa, continuando nel dominio, diede molti titolati, tra cui Andrea Carafa, conte di Santa Severina, vicerè di Napoli per Carlo V dal 1523 al 1526, avendo avuta la conferma di Roccasicura con diploma del 15079.
Nel 1552 la discendenza del conte alienò il feudo in favore di Oliviero d’Eboli, figlio di Andrea e Lucrezia Monsellini, i cui eredi detennero Roccasicura fino all’eversione del feudalesimo.
Nel 1560 l’edificio che costituiva l’esattoria baronale fu adibito a chiesa parrocchiale con il nome del protettore S. Leonardo di Limoges. Oggi sulla parete nord della chiesa è possibile osservare, incastonati nel muro, lo stemma della famiglia Carafa ed una croce in pietra con rosone centrale, probabilmente parte di un decoro più grande del castello.

Una preziosa trascrizione dello Statuto dell’Università di Roccasicura, risalente all’anno 1580, ha permesso di avere uno spaccato della vita del tempo attraverso una ricostruzione fedele delle attività che si svolgevano nel feudo e nel suo castello, dotato anche di prigioni 8. La struttura fortificata quindi alla fine del XVI secolo era ancora integra e nel pieno delle attività. 
L’antica “effiges S. Mariae Vallibonae quae veneratur in Sacello extra moenia Oppidi Roccaesecurae” fa ritenere che la fortificazione fosse intatta anche nel secolo successivo.
Il devastante terremoto del 1732, anche se mancano certezze storiche in proposito, fece crollare gran parte del castello che non fu più ricostruito. Di seguito venne costruito, sul pianoro della piazza del municipio, il palazzo baronale e, progressivamente, la sua corte.

Le carte geografiche del XVIII secolo, esposte ai musei vaticani, attestano che l’abitato, per un certo periodo, si chiamò Antuni, forse per la venerazione di S. Antonio da Padova, ancora oggi patrono del paese. Successivamente divenne Rocca Ciconia, Rocca Cicuni, Rocca Cicuta (Fig.5) ed infine Roccasicura.

 
Fig.5: Stemma del Comune | Cupola del santuario della Vergine di Vallisbona
 

 
Bibliografia
  1. P. Nuvoli, la tabula di Peutinger in area sannitica, Venafro 1998, pp. 54-57.
  2. M.Carroccia, Scritti vari di topografia antica:questioni di metodo, Roma 2006, pp. 19-22, 67-68.
  3. P. Nuvoli, Ad Aquiloniam e Cominium, Venafro 2002, pp.142-143; Safinim: I Sanniti, vicende ricerche e contributi, Isernia 1993, pp. 24-30.
  4. Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, Trento 2007.
  5. Archivio di Montecassino, CXXIII fasc. 1, n. 5.
  6. De Francesco, origini e sviluppo del feudalesimo nel Molise, Napoli 1909 p. 666.
  7. U. Pietrantonio, Il monachesimo benedettino in Abruzzo e Molise, Lanciano 1988.
  8. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol III, Campobasso 1984 (1a ed. 1952).
  9. Faralli, Degli statuti vigenti nelle terre del contado di Molise, 1493-1730, Venafro 2005.
 

 

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